27 luglio 2016

Dicono di Noi

A Roma con Mita Medici

L’attrice, attenta ai cambiamenti della sua città, ci guida attraverso una Roma dentro e fuori le mura.

Tratto da: “Marie Claire Maison”, anno 5 numero 10, ottobre 2007

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Segue il file in formato PDF: Marie Claire Ottobre 2007 – A Roma con Mita Medici


Baccalà con l’uvetta, Domenica ottime lasagne

TRATTORIA da Micci in Prati cucina genuina e di tradizione

Con la dipartita dei genitori, Angelo e Marcello Micci si trovarono di fronte alla scelta se proseguire, o meno, con l’attività di ristorazione della propria famiglia. Fortunatamente, i fratelli scelsero di continuare lungo il cammino solcato dai propri avi, arricchendo, se possibile, l’esistente, portando una ventata di rinnovata passione e tentando di arricchire l’offerta culinaria, senza mai voltare le spalle alla tradizione.

Ed ecco che a tavola, serviti con cordialità e gentilezza, trovate i rigatoni alla carbonara, la zuppa di cipolle (alla francese, perché Angelo ha trascorso parecchio tempo in Francia), il baccalà con l’uvetta. Gli gnocchi del Giovedì, la frittura di lattarini e calamari. E, ogni Domenica, le lasagne, molto apprezzate dai clienti. Così come apprezzano il filetto al pepe verde o al crostone (pane, salsa speciale del cuoco e una fetta di prosciutto) oppure i tagliolini ai frutti di mare, lo spezzatino in umido, i saltimbocca alla romana, le alici gratinate al forno. Per non parlare dei dolci, la torta di mele, strudel, crostata di ciliege, créme brulé e soufflè al cioccolato. Cantina in interessante crescita.

Tratto da: “Trova Roma – La città in tasca”
Settimanale de “la Repubblica”,  2004


Niente voli pindarici da Micci, nel quartiere Prati, ma la sensazione di essere approdati in un porto sicuro. Si trovano tutti i classici della cucina di trattoria, compresa qualche incursione nei piatti di recupero (squisita la minestra di arzilla), e una pizza fatta nel forno a legna.

Tratto da: Il Messaggero – 1997
Rubrica “Dove si mangia” di Paolo Scotto.


Prati di carne e di pesce

vignetta_venerdi-trattoria-micciDietro a molti ristoranti (non tutti) c’è una storia. E non tutti (anzi, forse solo questo) hanno incorniciato il passaporto d’un morto. Per ricordarlo meglio. Il passaporto, numero 4156796/P, era di Piero Ciampi, poeta della canzone con l’aureola da “maudit”. Come un altro fuori branco, Giancarlo Fusco, era tra i clienti fissi di questa trattoria del quartiere Prati, e se pagava bene sennò amen. Armando Micci, anconetano, aveva aperto nel ’60, anno delle Olimpiadi, con la moglie, Valeria, in cucina. Linea tradizionale. I figli Angelo e Marcello, col tempo avevano seguito altre strade. Quando ereditano il locale (1990), lo danno in gestione. Uno dirige la Cit a Parigi, l’altro è direttore commerciale di St. Laurent per l’Italia. Ma è come se avessero una lisca in gola. Mollano i rispettivi lavori, si riprendono il locale, lo ristrutturano, si affidano a un buon cuoco ed eccoli qui, da circa tre anni. Grande attenzione alla materia prima (le mozzarelle di bufala, solo da Mondragone; i pomodori, di preferenza, solo da Pachino; le olive nere, solo da Gaeta) e recupero di clientela mista: le famiglie della domenica, che non si perdono le abbondanti lasagne al forno (piatto quasi scomparso, ci avete fatto caso?, come lo spezzatino), quello della Rai, un saldo giro di pittori, musici, attori. Volendo si può anche mangiare solo una pizza (buona, forno a legna): Margherita con bufala, 14mila, con mozzarella normale 9mila. Più pesce che carne, specie in estate: strozzapreti all’astice, rigatoni con vongole e peperoni crudi (rispettabilissimi anche quelli semplici, pomodori e basilico), zuppa di pesce (su prenotazione, stesso discorso per pajata e coda). E poi: frittura di paranza, rombo con patate, spigola al sale. Ma anche: maialino al forno (non di questi tempi, sia chiaro), saltimbocca alla romana, polpette. Insomma, una cucina franca, con pochi svolazzi, in un ambiente cordiale e fino a ora tarda. Da migliorare la carta dei vini, anche se qualche ingresso recente (Montiano) induce a una certa speranza.

Tratto da: Il Venerdì di Repubblica – 1 agosto 1997 n. 491
Rubrica “Mangia e Bevi” di Gianni e Paola Mura
Illustrazione di Ro Marcenaro.

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